Sezione Roberto Castellani

Pubblichiamo una lunga intervista a Roberto Castellani, reduce del Campo di Concentramento di Ebensee, compagno, amico e collaboratore di Don Giampiero Fabbretti nella testimonianza dell’orrore della Shoah.

A cura di Mario Lenzi

Mi chiamo Roberto Castellani …

Testimonianze dal KZ

Indice ragionato

Cap. 1 LA MIA VITA

La testimonianza raccolta ad Ebensee il 3 maggio 2001 è un racconto cronologico delle esperienze di vita di R.C.; gli eventi sono posti in sequenza in modo lineare, dalla nascita, il 23 luglio 1926, al momento del ritorno a casa dal KZ nel giugno del 1945 (circa un mese dopo la liberazione avvenuta il 6 maggio dello stesso anno).

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Cap. 2 ROBERTO CASTELLANI PARLA AI GIOVANI E ALLA SCUOLA

Il testo di questo capitolo, introdotto da una PREMESSA (“LA MEMORIA DELLA SHOAH”), ricalca (con opportune integrazioni e variazioni) il discorso, (uno dei tanti, uno degli ultimi) rivolto il 23 marzo 2004 agli alunni delle classi quinte della scuola elementare Don Milani di Reggiana (il quartiere di Prato dove abitava, il suo quartiere, la scuola che è stata frequentata dai suoi nipoti, alla cui costruzione ha molto contribuito con la sua azione di animazione e sostegno di comitati di base negli anni ’60-’70). Il testo del discorso ai bambini è stato arricchito con ulteriori contributi nati da colloqui diretti avuti da me con Roberto, con frammenti recuperati da testimonianze pubblicate nel libro LA SPERANZA TRADITA, estratti dal film LUCI NEL BUIO, dalla trasmissione di RAI ed.; inoltre è stata attuata una operazione di sfrondamento di questo testo per eliminare le invitabili ripetizioni emergenti da un confronto con il testo di Ebensee (il cap.1 strutturato come una cronaca, una sequenza lineare di eventi).

Secondo me ne è risultato un testo che assume una connotazione problematica, dando spazio agli interrogativi profondi, ai PERCHE’ sconvolgenti sul KZ, manifestazione estrema del male radicale. In questo cap. 2 emerge anche il carattere propositivo, educativo dell’intervento di Roberto, che guarda con occhio attento e commosso ai suoi giovani interlocutori (“siete la mia medicina” dice ad un certo punto). Il messaggio educativo “alto” rivolto ai giovani parte dal racconto, molto crudo, della sofferenza, sua personale e collettiva, sperimentata nell’inferno del KZ; è una sofferenza, però, che, mai inquinata dall’odio e dal desiderio di vendetta, costituisce una base straordinariamente efficace per puntare alla costruzione nei giovani di una coscienza libera e responsabile nella direzione di una cittadinanza attiva e partecipe (basta pensare al tema ricorrente, quasi ossessivo, della SCUOLA spersonalizzante e autoritaria della DITTATURA, affrontato con la crescente e lucida consapevolezza che nella scuola fascista si piegavano le menti ad accettare la logica della guerra imperialista e del razzismo, premessa dell’orrore estremo del KZ).

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Cap. 3 RISCATTO E DEGRADAZIONE: LA LINEA ROSSA TRA IL MALE E IL BENE

Questo testo è stato raccolto nel corso di un colloquio (e del colloquio mantiene la forma, per dare risalto ai ricchissimi, ed intimi, contenuti, che sono andati disvelandosi a poco a poco) svoltosi fra me e Roberto nel giugno 2004, nella sede pratese dell’ANED. E’ un testo che ha un carattere di riflessione profonda, quasi filosofica; permette di approfondire il tema del KZ, COME SCUOLA DI VITA, oltre che come BOLGIA INFERNALE dantesca (è una immagine di Roberto, che egli usa per descrivere il primo impatto con Mauthausen) che degrada e annienta l’uomo. Viene ripensato da Roberto il terribile percorso, in bilico sul sottile e scivoloso crinale, che separa (a volte avviluppa) vittime e carnefici, affrontato per risalire dal buio alla luce; in questa ottica, forse per la prima volta, è raccontata una particolare (candida e intensa) esperienza di fede religiosa nel contesto terribile del KZ..

A conclusione del capitolo è inserito il “FIORETTO“, testo letto da don G. Fabbretti nel corso della veglia funebre il 4 dicembre 2004; il breve e poetico racconto è una rielaborazione di don Fabbretti, sotto la forma del “fioretto” francescano, di una esperienza molto particolare a lui narrata dallo stesso Roberto Castellani.

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Cap. 4 IL MONDO DELLA SCUOLA DI FRONTE ALLA TESTIMONIANZA E AL MESSAGGIO DI ROBERTO CASTELLANI

E’ stata fatta una scelta delle elaborazioni, dei commenti (poesie, testi, disegni ..) inviati a Roberto (e che lui ha conservato come doni preziosi) dagli alunni delle scuole, che lo hanno incontrato e hanno ascoltato la sua testimonianza (i bambini e i ragazzi erano gli interlocutori privilegiati della materia, dolente, tragica ma vitalissima, della testimonianza di Roberto Castellani).

E’ una montagna di quaderni, fogli, giornalini … che non è stato, né facile né rapido, esplorare e selezionare. Penso però che ne sia valsa la pena, perché non c’è niente di “scolastico” in questi testi, ma colpisce la sincerità e la profondità delle reazioni dei ragazzi.

Cap4 PDF

Chi era Roberto Castellani – Scheda Wikipedia

Intervista audio di ANED Firenze

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