Il testamento di Giampiero

Mi pongo davanti alla mia vita in questo momento in cui il confronto con la morte entra nel numero delle cose possibili. La prima considerazione che mi viene è che la mia vita è stata ed è povera per tanti versi. Ma ciò che la rende bella e pre- ziosa, dono incommensurabile, è la consapevolezza maturata nella fede che essa mi è stata data da Dio, dal mio Padre del cielo. Sono perciò contento di aver vissuto e spero che l’ulti- mo pensiero che mi accompagnerà nell’ultimo respiro sarà: “Grazie, Padre, per questo dono meraviglioso, la vita che ora ti rendo, si trasfiguri in te e diventi una cosa sola con te grazie a Gesù, il Cristo, Figlio tuo benedetto”.

La seconda considerazione è che nella mia vita nulla potrei spiegare senza la presenza di Cristo. Davvero, Signore, l’a-more per te l’ho sentito e vissuto – pur con i miei limiti – un amore più forte di quello di una donna. Spero d’incontrarti, in quell’ultima ora, e riposare fra le tue braccia.

Sento di essere debitore della mia vita, delle convinzioni che ho maturato, della fedeltà a cui si è ispirata, a tante persone: mio padre, di cui ho solo pochi struggenti ricordi, e coloro che mi hanno fatto da padre negli anni della mia crescita e della mia formazione; mia sorella e mia madre, da cui ho appreso la – per me difficile – semplicità della fede e l’abbandono pieno e limpido nelle mani di Dio; le donne che sono entrate nella mia vita come un dono di Dio per gustare la bellezza della reciprocità, e che mi hanno consentito di superare le asprezze di un’educazione al celibato che rischiava di oscurare il sentimento d’amore, la disponibilità generosa e senza sottintesi, l’apertura al divino nel segno dell’entusiasmo che credo di aver coniugato con la caparbietà della perseveranza; gli amici e le amiche, e poi anche i fratelli, le sorelle, i figli, che hanno avuto posto nel mio cuore e nella mia azione di pastore.

Mi rendo conto dei limiti, degli errori, delle rese, delle disattenzioni. Tutto pongo nelle mani di Dio e a tutti chiedo per- dono per ogni situazione, circostanza, comportamento in cui non ho saputo essere testimone credibile del Dio amore per il quale e nel quale si colloca tutta la mia esistenza.

Sono contento di aver vissuto in questo tempo difficile: forse non ho saputo farvi fronte con la determinazione necessaria, ma valeva la pena rimanere caparbiamente unito a Cristo, anche se talvolta o spesso in contrasto con un modo di essere Chiesa rassegnato e non aperto al dialogo con il mondo, gli uomini cercatori più o meno consapevoli della Verità. Rimangono ancora valide le cose che scrivevo nel mio pre- cedente testamento di tanti anni fa, relative alla sobrietà che vorrei caratterizzasse la mia uscita da questo mondo. L’entrare nel grande silenzio vorrei viverlo come un essere partecipe della Vita che non muore.

Grazie, Signore Gesù!

Giampiero Fabbretti cristiano e prete

Scritto di pugno nell’anno 2010,

due anni prima della sua precoce e inaspettata scomparsa

spiritoesposa

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